venerdì 1 gennaio 2016

UN ESEMPIO DI PROGRAMMAZIONE NELLA CATEGORIA PICCOLI AMICI

L’esempio di programmazione che mostreremo fa parte del modello di attività strutturata presso la Scuola Calcio della F.I.G.C. di Roma indirizzata ai Piccoli Amici 1° livello anni 6-7.
Gli esercizi/giochi proposti nel 1° ciclo delle attività annuali (ottobre-novembre-dicembre) dovranno comprendere attività indirizzate a perfezionare lo schema del correre. (Tabella 1)

 


Alcune delle attività proposte (Tabella 2) permettono il trasferimento graduale della condotta motoria del correre a un concetto di abilità (fondamentale tecnico:guida della palla) sviluppato in forma prevalentemente ludica,attraverso una procedura esplorativa, imitativa e per prove ed errori.




In questo modo si realizzerà una adeguata comprensione del compito tecnico assegnato(guida della palla); l’assenza di interventi e feed-back esterni (l’istruttore che corregge il gesto fatto male) troppo specialistici, favoriranno una interiorizzazione del compito motorio adeguato all’età. Spesso si giustifica la correzione immediata del gesto tecnico, col timore che eventuali automatismi sbagliati siano successivamente difficili da rimuovere, dimenticando che il bambino è in una fase esplorativa, che ha bisogno di comprendere e di adeguare al proprio dinamismo corporeo un oggetto che seppur affascinante è a lui estraneo per forma e qualità fisiche, e comunque qualsiasi intervento correttivo “analitico” verrà da lui subito ma non compreso (abbiamo dimenticato che ha solo 6/7 anni) inibendo così il trattenimento e l’apprendimento di nuove forme di movimento.



Figura 1 - partita 4 porte colorate: al segnale colorato dell'istruttore, 4 giocatori in un campo di metri 20x15 tenteranno di guidare la palla nelle porticine colorate di 3m poste al centro di ogni lato.

 

Figura 2 - Campo minato: In un campo di 25mx15m, i bambini in casacca rossa tenteranno in conduzione di portare la palla fino ad una linea di tiro posta a 8 m da una porta di 3m, posizionata al centro del lato minore. Sui lati maggiori, 2 per parte si posizioneranno 4 giocatori avversari che uno di fronte all'altro calceranno la palla tentando di colpire gli attaccanti che dovranno tornare indietro se colpiti. Vince la squadra che dopo un tempo prestabilito avrà realizzato più gol.


Un altro aspetto da inserire nel processo di formazione è legato all’espressione applicativa dell’elemento guida; mantenendo sempre vivo e inalterato il rapporto unitario con la palla, la gestione della stessa in un ambiente incerto produce degli adattamenti sul piano coordinativo. 
 

Figura 3 - Ruba palla: Due squadre di allievi, numerate in ordine progressivo, si dispongono una difronte all'altra a distanza di una decina di metri con due palloni posti al centro (uno per squadra). Al segnale dll'istruttore, o di un bambino, che chiamerà il numero, i bambini corrispondenti (uno per squadra) dovranno correre per conquistare per primi la palla, guidarla in un percorso e portarla oltre la linea di partenza. Vince la squadra che raggiunge per prima il punteggio stabilito dall'istruttore. Varianti: fare goal in una porticina; percorsi motori prima della palla; utilizzo di una sola palla.


L’esercizio proposto definibile su un piano situazionale è il gioco chiamato "il doganiere" (Figura 4) dove 3 o più giocatori in possesso di palla, cercano di superare una linea (la frontiera), difesa da un giocatore che deve intercettare/toccare la palla degli avversari.

 

Figura 4 il doganiere.



Sarà compito dell’istruttore cogliere nei comportamenti dei bambini quelle sfumature significative che lo indurranno a modificare spazi e numero di giocatori al fine di rendere il gioco più facile/difficile, più semplice/complesso in relazione al grado di abilità acquisito.
La condotta motoria, tema dominante nel 2° ciclo di attività annuale (dicembre-gennaio-febbraio) è legata all’azione del colpire/lanciare la palla, che verrà sollecitata attraverso una serie di esercizi (Tabella 3), che favoriscono un graduale sviluppo funzionale dei canali percettivo coordinativi, che non dimentichiamo andranno comunque sempre ulteriormente sollecitati attraverso dei percorsi motori.
L’utilizzo dei colori rende l’attività molto stimolante e favorisce sollecitazioni significative per l’analizzatore ottico, sistema deputato a codificare input visivi:
• alternare il lancio o il tiro della palla in funzione di bersagli colorati,
• utilizzare palloni di colore diverso,
• calciare palloni colorati, in tane/porte dello stesso colore.
Resta inteso che in questo secondo ciclo di attività non andranno abbandonati gli esercizi proposti sul correre, tema dominante del periodo precedente, in riferimento per esempio all’azione dell’1c1 nel gioco del doganiere, l’istruttore modificherà la struttura del gioco diminuendo per esempio il numero degli attaccanti.
Si potranno cercare combinazioni funzionali tra i due gesti del correre/guidare e del colpire/tirare:
• autopassaggio e tiro in porta;
• corri e tira;
• guida e tira.
L’esercizio/gioco che in questo periodo fa parte del paniere situazionale è rappresentato dall’1c1 con la possibilità di utilizzare un compagno per superare l’avversario posto su una linea.


 

 

Figura 6 - Colpisci il bersaglio: i bambini, posti sulle linee di fondocampo, dovranno colpire il bersaglio (scatolone o altro bersaglio grande): vince la squadra che riesce a spingere il bersaglio nel campo dell'altro gruppo. I palloni che si fermano nella propria metà campo possono essere recuperati, riportati sulla linea di fondo campo e calciati. Potranno essere utilizzati più bersagli lanciando la palla con le mani.


Le partitine proposte verranno strutturate attraverso il 3c3 con porte piccole, con superiorità numerica 2c1 in zona di attacco per favorire un possibile sviluppo di una azione collettiva (non è ancora questo l’obiettivo principale) e permettere comunque al bambino in possesso di palla, di far conoscenza con alcuni presupposti del gioco collettivo, per rendere sempre più funzionali e pertinenti le abilità individuali.
Il bambino di 6-7 anni, ha come obiettivo esclusivo del proprio comportamento quello di entrare in possesso della palla, gran parte dei suoi movimenti sono organizzati per spostarsi ed entrarne in possesso.
Risulta evidente, quanto a livello cognitivo, tutte le informazioni pertinenti che il bambino elabora siano relazionabili allo “spazio palla”.
Il suo comportamento in una situazione di non possesso, comincia ad apprezzare, se indotta dall’esercizio (difensore sulla linea nell’esercizio “il doganiere”), una competenza specifica riferita a movimenti di copertura e di ostacolo all’azione di superamento.
Nel 3° ciclo di attività (febbraio-marzo-aprile) il muoversi nello spazio, sarà sempre favorito dal rapporto 1c1 con la palla, in una condizione che varierà dal muoversi per impossessarsi e muoversi per intercettare/ostacolare.
Nella Tabella 4 sono menzionati dei giochi dove lo spostarsi del bambino è in relazione a una analisi di una situazione estremamente semplificata, finalizzata allo sviluppo di coordinate spazio-temporali più definite



Richiedere rapide e semplici risposte motorie a segnali visivi od acustici, rappresenta una forma di gioco molto gradita ai bambini: l’istruttore che agita un cono o una casacca colorata per sollecitare particolari comportamenti, per esempio al colore verde tirare in porta, al colore rosso sedersi sul pallone, al colore giallo fermarlo con la pianta ecc. sollecita la capacità di reazione ad uno stimolo visivo rappresentato dai vari colori. In maniera più specifica può essere utilizzato anche il pallone che determina una selezione dell’informazione e una risposta motoria più selettiva.
Spostarsi per aiutare, come già abbiamo visto, è un concetto che ancora non fa parte del comportamento del bambino, l’esercizio proposto (Figura 11), "segna e gioca", lo pone comunque in condizione di approcciare una sorta di collaborazione. In altre parole, pur riconoscendo nel bambino un egocentrismo spiccato, le esercitazioni situazionali cominceranno a comprendere forme semplici di gioco collettivo.

 

Figura 7 - Lo scalpo: Due gruppi di bambini si affrontano in un quadrato di 15 mt per lato. Un gruppo indosserà un fazzoletto o fratino colorato posto all'altezza dei calzoncini (scalpo). I bambini senza lo scalpo dovranno toglierlo agli altri che lo indossano. Al termine del tempo di gioco (2 minuti) le squadre invertiranno il ruolo. Vince la squadra che ha tolto più scalpi.
Varianti: entrambe le squadre potranno indossare lo scalpo (di colore diverso); un bambino solo senza scalpo, che viene sostituito dal bambino che è stato "catturato".

 

Figura 8 - I tre cantoni: In un triangolo di 8 mt. per ciascun lato sono posti tre bambini, uno per ogni angolo. Un quarto bambino è posto al centro del triangolo e tenta di occupare l'angolo lasciato libero dagli altri tre che cercano di scambiarsi posto. Dopo dieci tentativi si conta il punteggio massimo ottenuto.


Gare sotto forma di staffette, percorsi motori che sollecitano aspetti coordinativi legati alla rapidità, sono contenuti che arricchiscono le proposte didattiche di questo periodo.
Nell’ultimo periodo dell’anno, il bambino comincia ad acquisire una maggiore competenza, che gli deriva da una parte da una maggiore familiarità con l’attrezzo palla, dall’altra da una costruzione cognitiva che, partendo dal proprio corpo, comincia a considerare altri punti di riferimento nello spazio.
 

Figura 9 - Corri e porta a casa: in una zona posta al centro di un campo di 20m x 15m vengono posizionati dei palloni di numero pari ai componenti di una squadra. Al via entrambe le squadre correranno verso il centro cercando di impossessarsi dei palloni e condurli nelle rispettive "case". Durante la conduzione si può contrastare e conquistare la palla, si creano così continui 1 contro 1. Ottiene un punto la squadra che porterà a casa più palloni.


 

Figura 10 - Il guastafeste: in uno spazio delimitato un gruppo di bambini guida la palla con i piedi; un ragazzo invece, senza la palla, tenterà di allontanare, sempre con i piedi, i palloni degli avversari. Dato che a turno ognuno diventerà "guastafeste", vincerà colui che in un tempo predeterminato (ad. es. 30 secondi) riuscirà a calciare fuori dallo spazio di gioco più palloni.


Il ricevere la palla dovrà essere visto più come momento di sollecitazione percettiva, piuttosto che come momento di formazione di un comportamento tecnico (gli stop).


 

Figura 11 - Segna e gioca: 3 bambini con una palla ciascuno ed uno senza, in uno spazio di mt.15x10. I bambini con la palla partono dalla linea di fondo campo e dopo aver superato l'avversario, posto in uno spazio delimitato di 2 mt. di profondità al centro del campo, vanno a fare goal. Ciascuno di loro, dopo aver segnato, può andare ad aiutare il compagno che deve ancora superare l'avversario.

 
 
Le esercitazioni proposte (Tabella 5) illustrano alcune attività che sotto forma di gioco mettono il bambino nella condizione di dover assumere una posizione e un atteggiamento in riferimento a una palla che arriva.


 

Figura 12 - Ferma la palla: Un giocatore posto all'interno di un quadrato di 6 mt. di lato deve cercare di fermare i palloni lanciati dal compagno, posto a 8 mt. di distanza, all'interno dello stesso quadrato. Dopo cinque tentativi si conta il numero di palloni effettivamente fermati.

 
 
Figura 13 - Palla al prigioniero: Gli allievi iniziano a giocare tutti all'interno dello spazio di gioco. Due allievi (uno per squadra) si posizionano all'esterno, dentro la linea stabilita. Vince la squadra che riesce a passare più volte la palla al proprio prigioniero. I prigionieri potranno essere cambiati a rotazione o ad ogni punto ottenuto


 

Figura 14 - Palla al capitano: Due gruppi di bambini giocano tra di loro con una palla, in un ampio spazio delimitato. A rotazione un componente di ogni squadra assume il ruolo di capitano. Vince la squadra che per prima raggiunge un determinato punteggio, stabilito in precedenza, tenendo presente che ogni passaggio al proprio capitano vale un punto. La squadra che momentaneamente non è in possesso di palla dovrà cercare di recuperare la palla per effettuare i passaggi al proprio capitano


 

Figura 15 - Il quadrato di smarcamento: I tre giocatori si passano la palla, avendo sempre il giocatore in p.p. due soluzioni di passaggio laterali, il giocatore che riceve la palla dopo averla controllata la rigioca verso uno dei due compagni. Successivamente si inserisce un difensore.


L’utilizzo delle mani favorirà un controllo più adeguato e permetterà al bambino di prestare una maggiore attenzione all’ambiente o spazio di gioco circostante.
In questa fase dell’anno verranno proposte partitine 2c2, 3c3 privilegiando in attacco la superiorità numerica attraverso il portiere volante o strutturando in forma rigida situazioni di 2c1 in attacco. Il gioco del doganiere subirà un ulteriore evoluzione, con l’aggiunta di una seconda linea dove si posizionerà un altro difensore,si potranno favorire in forma induttiva dei comportamenti difensivi di collaborazione.
Nel mese di giugno come festa finale potrebbe essere organizzata un’attività dove i contenuti (Tabella 6) saranno selezionati tra i giochi che durante l’anno hanno visto come protagonisti i bambini. I genitori potranno intervenire e giocare insieme ai propri figli valorizzando qualora ce ne fosse bisogno una atmosfera dove il pallone mostra tutta la sua “anima".

 

Fonte:guida tecnica figc

giovedì 3 dicembre 2015

ORGANIZZIAMO IL PIANO DI LAVORO:LE DIVERSE FASI CHE CONSENTONO DI REALIZZARE IL PRGETTO DIDATTICO



Affinché si realizzi una migliore organizzazione tecnico didattica, le Società Sportive, nei limiti delle loro possibilità, devono:
1. Analizzare la situazione iniziale, mediante valutazione dei:
• fattori socio-culturali relativi a: ragazzi, istruttori, società, ambiente
• livelli di partenza tecnico-motori (grado di esperienza e di attitudine)
2. Definire degli obiettivi legati a:
• finalità educative
• livelli di partenza tecnico-motori (grado di esperienza e di attitudine)
• risorse di cui si dispone
3. Predisporre un intervento formativo:
• individuare le aree formative educative e tecniche
• stabilire, mezzi, metodi, spazi , tempi, criteri di valutazione
• scandire il percorso in unità didattiche, lezioni, sedute di allenamento.
 4. Predisporre sistemi di valutazione durante il percorso:
• devono riguardare tutti i momenti del processo formativo e permettere di raccogliere dati per un eventuale rinforzo di gruppo e/o individuale, valutando soprattutto la relazione tra istruttore e allievo (analisi del metodo proposto)
5. Predisporre un sistema di valutazione finale:
• riguarda l'intero processo, e permette di confrontare ciò che si voleva ottenere e i risultati di ciò che realmente si è ottenuto (l'operato dell'istruttore)
 Questo accento posto sulla parola “risultato” potrebbe spaventare, ma ognuno di noi in ogni atto quotidiano, in ogni azione non si fa guidare dalla casualità, ma agisce successivamente a un piano organizzativo elaborato precedentemente.
Pertanto perché è bene programmare?
Quante volte per raggiungere una località ci siamo fatti prendere dal panico non consapevoli di quale strada percorrere?
Oppure siamo partiti senza meta su percorsi impervi alla ricerca di un posto accogliente?
In una programmazione l’obiettivo/i da raggiungere va definito prima di intraprendere un “viaggio”, così come il percorso, le soste da fare, la velocità da sostenere, i rifornimenti.
La maestria di un istruttore non si misura solo nella qualità che esprime in un tiro in porta o in un palleggio brasiliano, ma anche, ma soprattutto, nel pianificare le proprie azioni in un contesto organizzato orientato alla formazione di un giovane calciatore .
Siamo responsabili della sua crescita calcistica, di quella fisico-motoria e soprattutto della sua integrità psicologica; un bambino che abbandona la pratica calcistica, che si disamora e rifiuta il confronto, che ha paura di sbagliare rappresenta un fallimento sul percorso formativo.
La programmazione è il momento centrale della progettazione didattica.
Essa consente all'istruttore di delineare le mete educative, gli obiettivi da raggiungere e le attività da realizzare per raggiungere le mete, nonché le forme con cui saranno realizzate le verifiche delle capacità acquisite e i parametri per la valutazione dei processi didattici realizzati e dei progressi dei soggetti in formazione coinvolti.

Fin dall'inizio dell'anno si cercherà di individuare, per i vari gruppi della Scuola Calcio, i livelli generali di:
• interesse (per la tipologia di attività motorie e sportive proprie della disciplina),
• impegno e motivazione (nel comprendere e attuare gli atti e nel controllare i risultati),
• capacità motorie (funzionali e strutturali),
• abilità (schemi corporeo-motori fondamentali),
• cognizioni ed emozioni (relative alle tematiche proprie della educazione fisica e sportiva),
• rapporti interpersonali (amicizia, collaborazione).
Per fare ciò ci si dovrà avvalere di osservazioni e rilevazioni utili a produrre valutazioni individuali e collettive, che pur nella loro approssimazione, consentono di acquisire informazioni sugli esiti degli interventi precedenti e della condizione personale.
Ci si potrà esprimere in termini qualitativo-quantitativi (tipologia e padronanza della abilità). Occorrerà inquadrare inoltre, il comportamento globale dei soggetti in termini di disponibilità ad imparare la capacità di autoregolarsi durante l'attività didattica e nelle situazioni immediatamente precedenti e successive (negli spostamenti, nello spogliatoio). Eventuali casi particolari vanno evidenziati (in positivo e/o negativo) indicando, per ciascuno, gli aspetti particolari.

Sono le finalità che ci si prefigge di raggiungere, preso atto del punto di partenza dell'allievo, delle indicazioni dei programmi, dei mezzi disponibili, delle tecniche e della metodologia che si vuole attuare.
I contenuti sono appositamente individuati non in relazione alla specificità della disciplina, bensì al piano complessivo del pensiero, delle manifestazioni comportamentali, delle relazioni sociali, della vita affettiva dei destinatari dell'azione educativa...
Potrà trattarsi di giungere, per esempio, a:
• un comportamento più corretto alunno/alunni, alunno/insegnante;
• maggiore interesse e disponibilità per l'attività svolta;
• maggiore capacità di esprimersi senza timori e timidezza;
• maggiore capacità di autocontrollo e autogestione, di autonomia in qualche attività;
• maggior rispetto, lealtà, collaborazione... nel gruppo;
• miglior gestione dei contrasti, intolleranze, insofferenze, tensioni interpersonali e intrapersonali;
• acquisizione di un metodo di lavoro utile ad affrontare altri apprendimenti non sportivi;
• stimolo del pensiero ipotetico-deduttivo e acquisizione della capacità di formare l'immagine anticipatrice.

Sono “traguardi” nell’apprendimento che, pur nella stessa ottica di quelle educative, si inquadrano in una dimensione di stretta connessione tra la generalità di determinate capacità del soggetto da raggiungere in relazione all'acquisizione e allo sviluppo di contenuti nella specificità di una disciplina.
Sono riconducibili all'acquisizione di cognizioni, di abilità e di atteggiamenti da acquisire per divenire competenti nella disciplina. Per ottenere i diversi obiettivi didattici va creata una procedura operativa ordinata, che stabilisca quali obiettivi raggiungere.
In termini tecnici si parla di gerarchia e tassonomizzazione, ovvero di classificare (dal basso in alto, dal facile al difficile, dal semplice al complesso) degli obiettivi didattici ponendoli in relazione alla tipologia del gruppo (loro conoscenze, abilità, atteggiamenti, competenze).
Per esempio la strutturazione di una adeguata formazione motoria riferita a bambini di 6 anni, non può prescindere dal considerare lo sviluppo di determinati schemi motori (correre, saltare, rotolare, afferrare ecc.) prioritario rispetto all’insegnamento dei fondamentali tecnici.
La stesura di un piano che ipotizzi gli obiettivi da raggiungere, deve partire dalla conoscenza approfondita dell'allievo e del gruppo, delle loro capacità e qualità acquisite, parametri che sul raffronto con l'età cronologica ci daranno utili informazioni per individuare gli obiettivi operativi.
In altri termini, l’educatore, attuando una scelta formativa, privilegerà lo sviluppo di alcune capacità in un contesto cronologico ordinato (obiettivi della programmazione).
Gli obiettivi, una volta definiti, saranno oggetto di verifica; ciò sta a significare che durante l’anno sarà valutato il grado di sviluppo di determinate abilità/capacità, e definito il percorso, “la velocità, i rifornimenti e le soste” per raggiungerli

Un principio che deve regolare l’attività di allenamento/istruzione è che il pallone deve essere sempre presente all’interno delle varie esercitazioni e che il gioco rappresenta la forma e il mezzo migliore per apprendere.
La scelta quindi delle esercitazioni, oltre ad essere orientata all’acquisizione di determinate condotte e comportamenti, dovrà privilegiare attività con un elevato coinvolgimento emotivo, dovrà suscitare interesse ed entusiasmo e creare quel clima magico dove la voglia di stare insieme ed “allenarsi” rappresenta una forte spinta motivazionale.
contenuti e i mezzi d’allenamento, dovranno variare sempre, faranno parte di un mosaico orientato al raggiungimento degli obiettivi del programma.
Per esempio la capacità di muoversi nello spazio libero per ricevere il pallone (sapersi smarcare) è un grande obiettivo che si sviluppa attraverso passaggi intermedi, quali il riconoscimento di spazi liberi all’interno dei quali si muovono altri giocatori, dal saper ricevere la palla, dalla capacità di adattare e trasformare il proprio comportamento motorio e altri ancora.
Nell’ambito della Scuola di Calcio le Società sono strutturate in categorie che si riferiscono alle varie età dei bambini, abbiamo i Piccoli Amici che comprendono quelli più piccoli dai 6 fino agli 8 anni, i Pulcini dagli 8 ai 10 anni e gli Esordienti dai 10 ai 12 anni.
Pertanto le caratteristiche delle attività che si svolgono all’interno della Scuola di Calcio devono rispettare le richieste e le esigenze che ogni età o fase di sviluppo richiede.

Considerazioni finali
la scelta degli obiettivi, dei contenuti, dei metodi di insegnamento deve essere pianificata in base a varie considerazioni che riguardano le caratteristiche di sviluppo e di crescita dei bambini, e dal fatto che la formazione delle abilità deve percorrere stadi e sequenze didattiche relative ai vari livelli di motricità. Crescita morfologica e funzionale seguono un iter quindi che deve risultare parallelo allo sviluppo della motricità ed a quello più specifico delle abilità tecniche. Tale coincidenza dei diversi ambiti come quello biologico e curriculare, sostenuti dalla programmazione didattica messa in atto, può essere espressa in altre parole come “la programmazione per fasce d’età”. Pensiamo che nessuno possa smentire l’assunto che i bambini più piccoli, in generale, presentano maggiori difficoltà rispetto ai più grandi riguardo il controllo e l’organizzazione degli schemi motori e dei gesti fondamentali della motricità sportiva. Per questo motivo, la validità e la qualità del programma didattico quindi, risultano essere in definitiva condizionate dalle eventualità:
1. di rendere più facile e produttivo il percorso di apprendimento;
2. di realizzare fasi nelle quali il piccolo allievo sperimenta e trattiene determinate esperienze di apprendimento;
3. di graduare le difficoltà relativamente ai compiti tecnici da risolvere;
4. di modificare (in corso d’opera) aspetti e particolarità del programma relativamente al livello di adattamento del gruppo o dei singoli allievi;
5. di verificare i tratti del comportamento motorio dei bambini, come finalità obbiettiva del programma e come risultante di quanto effettivamente appreso.
Come si intravede scorrendo questi cinque riferimenti, che rappresentano in effetti i fattori in cui si articola il processo di apprendimento, che l’impresa per l’insegnante, o per chi deve pianificare il lavoro, si prospetta effettivamente con più di un problema da risolvere. Questo anche perché a volte capita che la progressività degli esercizi elaborata nella lezione o nell’unità didattica, potrebbe non modificare determinate risposte motorie attese, da parte degli allievi o di qualcuno di essi. Gli esercizi didattici, che rappresentano l’interpretazione finale del metodo e degli obiettivi ricercati, pur facendo del tutto per rispondere al principio della varietà degli stimoli di apprendimento, a volte se non sono arricchiti da ulteriori variabili, possono nel peggiore dei casi generare noia e di conseguenza abbassare la motivazione ad apprendere. In altre parti della guida questo concetto psicologico è ribadito con molteplici esempi .
La varietà didattica è perciò considerabile come una sorta di “scappatoia” per sfuggire ai limiti ed alle difficoltà che in qualche occasione potrebbero incontrarsi. La varietà didattica può essere senza dubbio facilitata se il tecnico giovanile può disporre di attrezzature didattiche specifiche sia sul piano dei numeri (quantità) che della corrispondenza e coerenza didattica (qualità). Quando per esempio agli allenatori viene suggerito di far eseguire esercizi con una palla per ciascun allievo, spesso ci sentiamo rispondere: “E quando troviamo una società che ci acquista tutti questi palloni?”. In effetti le situazioni teoricamente perfette non esistono, ed è anche vero che le difficoltà aguzzano l’ingegno, ma è anche vero che senza gli strumenti fondamentali è difficile conseguire qualsiasi opera. Questo accade sia che si tratti di sport, o se tali precarietà si manifestano in altri tipi di motricità (lavoro, scuola, casa, hobby ecc.).